| gruppo25aprile's profilegruppo25aprilePhotosBlogLists | Help |
|
April 27 Orazione Ufficiale di Rita Borsellino in occasione della Festa della Liberazione a Sasso MarconiCittadini di Sasso, signora sindaco, autorità e rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni partigiane, d’arma e combattenti, familiari dei caduti, presenti tutti, è per me un grande onore, scrivere questa orazione ufficiale ed essere tra voi con le mie parole e con la presenza di questi giovani Siciliani che ogni giorno lavorano su terreni confiscati alla mafia resistendo e liberando un pezzo della nostra bella Italia. Da sempre per me la ricorrenza della Liberazione è una data particolare, un momento di commozione forte. Ed è prima di ogni altra cosa un’esigenza profonda. L’esigenza di ricordare e rafforzare non solo la memoria di chi oggi non c’è più ed ha sacrificato la vita per la libertà di tutti, ma per ricordare e rafforzare l’identità del Nostro Paese, costruito sui pilastri della democrazia, dell’uguaglianza, della solidarietà. Frutto di coraggio e di sangue. Di lotta e speranza. Permettetemi di dire, frutto di amore. E patrimonio di tutti gli Italiani, non solo di una parte del Paese, come pure qualcuno tende troppo spesso a sottolineare. Lo ha detto qualche giorno fa il presidente Napolitano, con determinazione e chiarezza com’è nella sua indole e nella sua storia. Lo voglio ripetere qui oggi, anch’io. Partecipare alla giornata, ai festeggiamenti del 25 aprile non può essere un “favore”. Gli appelli all’unità rispetto ad una data come il 25 aprile non sono inviti ad una festa, ma un richiamo alla memoria, un richiamo forte a riconoscere non una data, ma l’identità di un Paese. A Sasso quest’identità è diventata dna delle città. Vita conquistata e tramandata che scorre nei nomi di tante strade a cominciare dalla piazza più importante, quella dove sorge il Municipio. E’ stata un’emozione forte per me leggere Piazza dei Martiri della Liberazione. Ed è stata un’emozione scorrere il programma delle iniziative per questo 25 aprile: l’intitolazione di tante vie ai protagonisti delle tante resistente che il nostro Paese ha vissuto e continua a vivere. Leggere i nomi di Falcone, Borsellino, Impastato, Libero Grassi accanto a quello di Anne Frank. O di Maria Adele Procioni Michelini che negli anni 50 fu una guida nella liberazione delle donne e in quel percorso lungo, che in molte parti del mondo continua ancora oggi, per il riconoscimento di diritti fondamentali. O ancora del vostro concittadino Emilio Bassi, il bracciante assassinato nel 1921 da un gruppo di fascisti nella sua casa alla Torre di Jano davanti agli occhi impotenti e terrorizzati della moglie e dei suoi tre figli. Bassi, convinto antifascista, ha pagato con la vita le proprie convinzioni politiche. "Mirabile esempio di coerenza e di profonda fede negli ideali di libertà e giustizia", come lo ha definito il presidente Napolitano quando ne ha insignito la memoria con la medaglia al valor civile. Tanti in questa terra, tra queste colline si
sono sacrificati per la libertà. Come non ricordare che durante gli anni del
regime fascista, sei nativi di Sasso furono condannati dal Tribunale Speciale e
che altri furono confinati per avere partecipato alla lotta in difesa della
repubblica in Spagna. Ma da ricordare è anche il coraggio della popolazione che aiutò i soldati in fuga nascondendoli e donando loro abiti civili. Gente di sinistra e uomini di chiesa. Il parroco Don Gabriele Mario Bonani nascose soldati in fuga e prigionieri alleati subendo per questo perquisizioni e l’arresto. E che dire dei tanti, tanti giovani in prima linea nella lotta per la libertà. Alcuni si aggregarono alle brigate che operavano nella zona. Tra loro c’era Francesco Samoggia. Il 24 agosto i nazisti tedeschi lo catturarono alle Lagune e, dopo un sommario interrogatorio lo impiccarono ad un mandorlo nel cortile della sua abitazione in presenza della popolazione e dei familiari. La sua agonia finì solo quando un tedesco lo uccise con una pugnalata alla schiena. Il suo corpo rimase esposto per 15 giorni. La maggiorparte della popolazione di Sasso
collaborò con i partigiani e non c’è famiglia, oggi, che non abbia una storia
da raccontare e tramandare. Nella resistenza al fascismo ci furono ragazzi,
anziani, donne. “Gran parte della popolazione – scrive Cinzia Venturoli,
cultrice di Storia contemporanea alla Facoltà di Bologna e direttore del Centro
di documentazione storico-politica sullo stragismo - collaborò con i
partigiani. Nutrì, nascose, vestì e curò i clandestini a rischio della propria
vita e le donne furono anche le staffette che tenevano i collegamenti fra le
varie squadre partigiane dislocate nelle basi sulle colline. Fu proprio grazie
a questa collaborazione che i partigiani in armi ebbero la possibilità di
sopravvivere. E’ per questa storia, per questo dna, che da Palermitana, da donna impegnata sul fronte antimafia, da spettatrice di altre stragi e da protagonista di un’altra Resistenza, mi sento vostra concittadina. Mi sento legata da un destino comune a questi luoghi e a quanto qui si continua a fare non solo per conservare e preservare la memoria ma per farla diventare esempio, lavoro, azione. Resistenza è tessuto democratico. Resistenza è cultura. Resistenza è obbligo morale. Una questione di coscienza. Impegno. Vedete, per me parlare oggi non è solo un onore davvero grande ma una grande opportunità e, lo ripeto, una grande emozione. Una grande opportunità perché come ebbi a dire qualche anno fa anche a Marzabotto, ritengo che i luoghi in cui si manifestano orrori di tale portata acquistino un destino speciale, quello di diventare territori, laboratori di pace. Luoghi di tensione morale e di nuova resistenza. E’ così anche in Sicilia. Pensate: ci sono oltre 500 siciliani morti fuori dall’isola, partigiani in regioni lontane per seguire ideali di giustizia e libertà. E poi ci sono i luoghi delle stragi di Capaci e via d’Amelio sono diventati luoghi di memoria nel segno della pace a testimonianza della resistenza antimafia, nata con le rivolte dei contadine e proseguita con quelle dei lavoratori, di tanti cittadini e uomini dello Stato. Ed è un luogo di pace anche Portella delle Ginestre, altro angolo di resistenza. E ancora Comiso dove grazie ad un’altra resistenza, l’ex base missilistica è oggi un aeroporto civile intitolato a Pio La Torre. Negli anni passati c’era chi voleva abolire la festa della Liberazione, tacciandola come festa di parte. E chi, ministro della Repubblica, diceva senza troppo imbarazzo che “con la mafia bisogna convivere”. Senza una resistenza quotidiana, e senza una coscienza democratica forte, queste spinte avrebbero potuto finire per prevalere. Così non è stato grazie alla Memoria e alla capacità di tanti italiani, e di tanti partigiani che hanno saputo tramandare e fare tesoro dei valori fondanti della nostra democrazia. Che hanno saputo per dirla con in professore Giovanni Maria Flick far sì che “Il ricordo diventasse radice e identità, e potesse così trasmettersi tra generazioni”. Perché “coniugare Memoria e Giustizia è soprattutto un bisogno dell’uomo, ma è anche un modo, il modo, per comprendere la lezione della Resistenza e della Liberazione”. Ricordare e onorare le nostre radici, fare memoria delle Resistenze del nostro Paese - da Marzabotto alle Fosse Ardeatine, al sacrificio di uomini come Salvo d’Acquisto, ai tanti morti per mano mafiosa – è fondamentale in un secolo come il nostro che vede riaffiorare intolleranza, antisemitismo, fanatismo religioso, violenza, criminalità organizzata. Mancanza di etica anche nelle cose più basilari, come la costruzione di una scuola o di una casa così come è accaduto in Abbruzzo. Onorare
le nostre radici, dicevo. Radici importanti non solo per il bene del nostro
Paese ma per tutti i Paesi ancora in guerra e nei quali l’Italia ha un ruolo di
pace e per una più vera e profonda unità
europea. E sono radici che vanno sempre nutrite, che hanno bisogno di
terreno innaffiato e concimato e di giardinieri attenti. Perché il pericolo più
grande è dare per scontato che i valori della democrazia siano ormai un
patrimonio consolidato, inattaccabile. Così non è ed è compito dei nuovi adulti
tramandare la memoria e far sì che l’identità costruita dai nostri padri, resti
quella dei nostri figli. Buona resistenza a tutti. Rita Borsellino April 18 25aprile200925 Aprile 2009 per non dimenticare…
SABATO 25 APRILE Piazza dei Martiri della Liberazione, Sasso Marconi (BO) 14:45 LA MEMORIA DEI NOMI Cerimonia di intitolazione dei luoghi pubblici dedicati a: Don Giuseppe Dossetti, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Libero
Grassi, Peppino e Felicia Impastato, Emilio Bassi, Maria Adele Crocioni Michelini, Ferruccio Caselli, Anne Frank, Joyce Lussu, Iqbal Masih e alle Vittime del Nazismo 15:30 l Sindaco Marilena Fabbri e i partigiani dell’ANPI danno il via alla STAFFETTA DI
LETTURA. Intermezzi canori con il coro “AcCanto al Sasso”
16:30 Arrivo in Piazza dei Martiri delle STAFFETTE PODISTICHE e CICLISTICHE dai luoghi degli eccidi. Il testimone passa al Vice Sindaco Luciano Russo e all’oratore ufficiale per il discorso conclusivo. Sarà presente una delegazione della Coop Sociale “Placido Rizzotto-Libera Terra” di S. Giuseppe Jato-Palermo, nell’ambito di uno scambio di esperienze che il 1 maggio porterà a Palermo una delegazione di giovani di Sasso Marconi.
17:30 Partenza del corteo verso il Giardino dei Caduti e deposizione di una corona in memoria dei nostri caduti
18:30 STAFFETTA MUSICALE con i gruppi Caulie e Tilibilke Ruticar Orkestar
Stand gastronomico in Piazza dei Martiri a cura della “Confraternita dei Salami” In caso di maltempo le staffette podistica e ciclistica si correranno ugualmente, il resto della manifestazione verrà ospitata all’interno del Teatro Comunale di Sasso Marconi (Piazza dei Martiri della Liberazione 5) January 20 giornata della memoria 2009 27 Gennaio
Sasso Marconi nel Giorno della Memoria
Sasso Marconi celebra la giornata che ricorda lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati nei campi di concentramento con una proiezione e con letture sui temi dell’Olocausto e della deportazione dei bambini nei lager
Tutte le info nel volantino allegato December 20 assaggia un'Italia senza mafieassaggia un'Italia senza mafie
pranzo di finanziamento per la cooperativa Terre di Puglia - Libera Terra Il progetto di Libera Terra in Puglia, attraverso la cooperativa sociale Terre di Puglia - Libera Terra, riutilizza alcuni ettari di terra e vigneti confiscati ai boss della Sacra Corona Unita in provincia di Brindisi. Un’esperienza eccezionale quella di Libera Terra, un segno concreto di liberazione del territorio dall’influenza delle mafie, un’opportunità di riscatto e di responsabilizzazione per un’intera comunità che vede in quelle terre gestite da giovani la possibilità di un cambiamento che si fa concreto nel segno della legalità e della democrazia. (Dal sito http://liberaterrapuglia.wordpress.com)
11 GENNAIO 2009 ore 12.30 Sede del PD di Sasso Marconi - Via dello Sport 1/E
menù: bis di primi: farfalle con crema di ricotta ed erbette gramigna alla buongustaia (salsiccia, funghi e patate) polpettone arrostito con verdure e speck contorno con verdure di stagione dolce e caffè
18 € (bambini 12€)
prenotare entro il 6 gennaio 2009 ai numeri 3335950028 oppure 3487028134 October 24 ANPIL'A.N.P.I.
NAZIONALE: a 70 anni dalla loro
promulgazione, tornano le leggi razziali
L’ANPI è schierata con tutte le forze sociali che in questi
giorni si stanno mobilitando pacificamente per una scuola libera e giusta,
conforme ai principi costituzionali. La mozione approvata dalla maggioranza che
istituisce classi separate, per i bambini immigrati e per quelli italiani, ben
lontana dall’avviare un processo di integrazione nel nostro Paese, di fatto
legalizza la discriminazione. A 70 anni dalla promulgazione delle leggi
razziali, è inconcepibile e lesivo dei diritti civili faticosamente conquistati
ripercorrere una storia sciagurata e sotterrata dalla
democrazia.
Roma, 22 ottobre 2008 October 21 da u cuntu di oggi appena letto, ci viene subito voglia di girarlo a quanti, anche se pochi, possano toccare questi lidi. da www.ucuntu.org , che ringraziamo per tutto quello che fa... Saviani di tutti giorni: Roberto è uno di loro lunedì 20 ottobre 2008 di Riccardo Orioles Anche oggi Marco ha preso il motorino, è uscito di casa e se n’è andato in cerca di notizie. Ha lavorato tutto il giorno e poi le ha mandate in internet a quelli che conosce. Fa anche un giornaletto (Catania Possibile) di cui finalmente anche i lettori hanno potuto vedere un numero (il primo solo i poliziotti incaricati di sequestrarlo in edicola) con relative inchieste. Non ci guadagna una lira e fa questo tipo di cose da una decina d’anni. Ha perso, per farle, la collaborazione all’Ansa, la possibilità di uno stipendio qualunque e persino di una paga precaria come scaricatore: anche qui, difatti, l’hanno licenziato in quanto "giornalista pacifista". Marco non ha paura (nè della fame sicura nè dei blockeder eventuali) ed è contento di quel che fa. Anche oggi Max è contento perché è riuscito a mandare in giro un altro numero della Periferica, il giornaletto che ha fondato con alcuni altri amici del quartiere. Il quartiere è Librino, il più disperato della Sicilia. Se ne parla in cronaca nera e nei pensosi dibattiti sulla miseria. Loro sono riusciti a mettere su una redazione, a organizzare non solo il giornale ma anche un buon doposcuola e dei gruppi locali. Non ci guadagnano niente e i mafiosi del quartiere hanno già fatto assalire una volta una sede. Max non ha paura, almeno non ufficialmente, ed è contento di quel che fa. Anche oggi Pino ha finito di mandare in onda il telegiornale. Lo prendono a qualche chilometro di distanza (la zona dello Jato, attorno a Partinico) e contiene tutti i nomi dei mafiosi, e amici dei mafiosi, del suo paese. Non ci guadagna niente (a parte la macchina bruciata o un carico di bastonate) ma lui continua lo stesso, ed è contento di quel che fa. Anche oggi Luca ha chiuso la porta della redazione, al vicolo Sanità. Il suo giornale, Napoli Monitor, esce da un po’ più di due anni e dice le cose che i giornalisti grossi non hanno voglia di dire. E’ da quando è ragazzo (ha iniziato presto) che fa un lavoro così. Non ci guadagna nulla, manco il caso di dirlo, e non è un momento facile da attraversare. Ma lui continua lo stesso, ed è contento di quel che fa. Ho messo i primi che mi sono venuti in mente, così per far scena. Ma, e Antonella di Censurati.it? Sta passando guai seri, a Pescara, per quell’inchiesta sui padri-padroni. E Fabio, a Catania? Fa il cameriere, per vivere, ed è giornalista (serio) da circa quindici anni. E ti sei dimenticato di Antonio, a Bologna? Vent’anni sono passati, da quando gli puntarono la pistola in faccia per via di quell’inchiesta sui clan Vassallo e gli affitti delle scuole. Eppure non ha cambiato idea. E Graziella? E Carlo Ruta, a Ragusa? E Nadia? E... Vabbè, lasciamo andare. Mi sembra che un’idea ve la siate fatta. C’è tutta una serie, in Italia, di piccoli giornali e siti, coi loro - seri e professionali - redattori. Ogni tanto ne fanno fuori qualcuno, o lo minacciano platealmente; e allora se ne parla un po’. Tutti gli altri giorni fanno il loro lavoro così, serenamente e soli, senza che a nessuno importi affatto - fra giornalisti "alti" e politici - se sono vivi o no. Eppure, almeno nel settore dell’antimafia, il novanta per cento delle notizie reali viene da loro. Saviano è uno di loro. Quasi tutti i capitoli di Gomorra sono usciti prima su un sito (un buon sito, Nazione Indiana) e nessuno, salvo chi di mafia s’interessava davvero, se l’è cagati. Poi è successa una cosa ottima, cioè che l’industria culturale, il mercato, ci ha messo (o ha creduto di metterci) le mani sopra. Ne è derivato qualche privilegio, ma pagato carissimo, per lui. Ma ne è derivato soprattutto che - poiché l’industria culturale è stupida: vorrebbe creare personaggi mediatici, da digerire, e finisce per mettere in circolo contenuti "sovversivi" - un sacco di gente ha potuto farsi delle idee chiarissime sulla vera realtà della camorra, che è un’imprenditoria un po’ più armata delle altre ma rispettatissima e tollerata e, in quanto anche armata, vincente. * * * Ci sono tre cose precisissime che, in quanto antimafiosi militanti, dobbiamo a Saviano. Una, quella che abbiamo accennato sopra: la camorra non è la degenerazione di qualcosa ma la cosa in sè, il "sistema". Due, che il lato vulnerabile del sistema è la ribellione anche individuale, etica. Tre, che lo strumento giornalistico per combattere questo sistema non è solo la notizia classica, ma anche la sua narrazione "alta", "culturale"; non solo "giornalismo" ma anche, e contemporaneamente, "letteratura". (Quante virgolette bisogna usare in questa fase fondante, primordiale: fra una decina d’anni non occorreranno più). Dove "letteratura" non è l’abbellimento laterale e tutto sommato folklorico, alla Sciascia, ma il nucleo della stessa notizia che si fa militanza. Nessuna di queste cose è stata inventata da Saviano. Il concetto di "sistema", anziché di semplice (folkoristica) "camorra" è stato espresso contemporaneamente, e credo sempre su Nazione Indiana, da Sergio Nazzaro (non meno bravo di Saviano: e vive vendendo elettrodomestici); e forse prima ancora, sempre a Napoli, da Cirelli. L’aspetto fortemente etico-personale della lotta non alla "mafia" ma al complessivo sistema mafioso è egemone già nelle lotte degli studenti (siciliani ma non solo) dei tardi anni Ottanta. La simbiosi fra giornalismo e "letteratura", che è forse l’aspetto più "scandaloso" (e che più scandalizza; e non solo a destra) di Saviano è già forte e completa in Giuseppe Fava, e nella sua scuola. Le "scoperte" di Saviano sono dunque in realtà scoperte non di un singolo essere umano ma di una intera generazione, sedimentate a poco a poco, nell’estraneità e indifferenza dell’industria culturale, in tutta una filiera di giovani cervelli e cuori. Alla fine, maturando i tempi, è venuto uno che ha saputo (ed ha osato) sintetizzarle; e che ha avuto la "fortuna" di incontrare, esattamente nel momento-chiave, anche l’industria culturale. Che tuttavia non l’ha, nelle grandi linee, strumentalizzato ed è stata anzi (grazie allo spessore culturale di Saviano, ma soprattutto dell’humus da cui vien fuori) in un certo qual senso strumentalizzata essa stessa. * * * Questa è la nostra solidarietà con Saviano. Non siamo degli Umberto Eco o dei Veltroni, benevoli ma sostanzialmente estranei, che raccolgano firme e promuovano (in buona fede) questa o quella iniziativa. Siamo degli intellettuali organici, dei militanti ("siamo" qui ha un senso profondissimo, di collettivo) che hanno un lavoro da compiere, ed è lo stesso lavoro cui sta accudendo lui. Anche noi abbiamo avuto paura, spesso ne abbiamo, e sappiamo che in essa nessuno essere umano può attendersi altro conforto che da se stesso. Roberto, che è giovane, vedrà certo la fine di di questo orrendo "sistema" e avrà l’orgoglio di avervi contribuito: non - poveramente - da solo ma volando alto e insieme, con le più forti anime di tutta una generazione. October 18 Memory On AirMemory On Air, il nuovo
programma nato dalla collaborazione tra Radio Città Fujiko e la Fondazione Scuola di Pace di Monte
Sole. Un viaggio nei luoghi e nelle memorie.
Buon ascolto Riccardo Tagliati October 01 visto che si avvicina la stagione delle celebrazioni...Un giorno della primavera del '45 ero assieme a Livio Bianco sul Monte Tamone in Val Grana da cui si vede la pianura e la città di Cuneo. Indovinando il mio pensiero Livio disse: "Andrà già bene se non ci metteranno in galera". I prudenti, i vili, la maggioranza non perdonano alle minoranze di aver avuto coraggio o semplicemente il senso di un dovere civico.
Giorgio Bocca La Repubblica mercoledì 1 ottobre 2008, p.33 August 27 anpi alla festa unità 08da venerdì 29 agosto a lunedì 22 settembre
è visitabile tutti i giorni
presso lo stand A.N.P.I.
della Festa Provinciale de l'Unità di Bologna
la mostra
L'OFFESA DELLA RAZZA
riallestita in occasione dell'80° anniversario
dell'emanazione delle leggi razziali
è un momento importante per riflettere sul passato
e su di un presente nel quale in troppi sembrano
soffrire di torcicollo
g25a July 18 sedici anni domaniGli enti, le associazioni ed i comitati che si sono dati come finalita’ nobilissima quella della lotta alla criminalità hanno il gravoso e meritorio compito di tenere desta l’attenzione dell’opinione pubblica, affinche’ dietro il paravento della cosiddetta “normalizzazione” non si pervenga invece ad una frettolosa “smobilitazione” dell’apparato antimafia e coloro che, doverosamente e dolorosamente, hanno ritenuto in questa lotta di trovarsi in prima fila non vengano addirittura additati, come recentemente e’ avvenuto, alla pubblica esecrazione. Si deve rifiutare il concetto di emergenza nella lotta alla criminalita’ mafiosa e vanno ritenuti privi di significato valido i costanti richiami alla normalizzazione.
Paolo Borsellino June 16 Festa Nazionale dell' ANPIReSISTENZE A.N.P.I.
DEMOCRAZIA e/è
ANTIFASCISMO
festa
nazionale
1° Festa
Nazionale dell'A.N.P.I.
MUSEO
CERVI
Gattatico -
Reggio Emilia
20-21-22 giugno 2008
DOMENICA 22 GIUGNO
Alle ore 9.00, dall’Autostazione di Bologna, marciapiede 25, partiranno due pullman organizzati dall’ANPI provinciale di Bologna per trascorrere insieme l’ultima giornata della festa.
Il viaggio è gratuito, pranzo al sacco oppure presso i ristoranti della festa.
Per il ritorno la partenza è prevista da Gattatico alle ore 19.00
Chi fosse
interessato, può prenotarsi ai numeri: 051.235615 e 051.231736 oppure e-mail: info@anpi-anppia-bo.it Informazioni sul programma della
Festa all'indirizzo: http://www.anpi.it/festa_08/index.htm May 21 una voce fuori dal coro, una voce nel nostro coroCara signora,
ho visto questa mattina, sulle prime pagine di molti quotidiani, una foto che La ritrae. Accovacciata su un furgoncino aperto, scassato, uno scialle attorno alla testa. Dietro di Lei si intravedono due bambine, una più grande, con gli occhi sbarrati, spaventati, e l’altra, piccola, che ha invece gli occhi chiusi: immagino le sue due figlie. Accanto a Lei la figura di un uomo, di spalle: suo marito, presumo. Nel suo volto, signora, si legge un’espressione di imbarazzo misto a rassegnazione. Vi stanno portando via da Ponticelli, zona orientale di Napoli, dove il campo in cui abitavate è stato incendiato. Sul retro di quel furgoncino male in arnese – reti da materasso a fare da sponda – una scritta: “ferrovecchi”.
Le scrivo, cara signora, per chiederLe scusa. Conosco il suo popolo, le sue storie. Proprio di recente, nei dintorni di Torino, ho incontrato una vostra comunità: quanta sofferenza, ma anche quanta umanità e dignità in quei volti. Nel nostro paese si parla tanto, da anni ormai, di sicurezza. E’ un’esigenza sacrosanta, la sicurezza. Il bisogno di sicurezza ce lo abbiamo tutti, è trasversale, appartiene a ogni essere umano, a ogni comunità, a ogni popolo. E’ il bisogno di sentirci rispettati, protetti, amati. Il bisogno di vivere in pace, di incontrare disponibilità e collaborazione nel nostro prossimo. Per tutelare questo bisogno ogni comunità, anche la vostra, ha deciso di dotarsi di una serie di regole. Ha stabilito dei patti di convivenza, deciso quello che era lecito fare e quello che non era lecito, perché danneggiava questo bene comune nel quale ognuno poteva riconoscersi. Chi trasgrediva la regola veniva punito, a volte con la perdita della libertà. Ma anche quella punizione, la peggiore per un uomo – essendo la libertà il bene più prezioso, e voi da popolo nomade lo sapete bene – doveva servire per reintegrare nella comunità, per riaccogliere. Il segno della civiltà è anche quello di una giustizia che punisce il trasgressore non per vendicarsi ma per accompagnarlo, attraverso la pena, a un cambiamento, a una crescita, a una presa di coscienza. Da molto tempo questa concezione della sicurezza sta franando. Sta franando di fronte alle paure della gente. Paure provocate dall’insicurezza economica – che riguarda un numero sempre maggiore di persone – e dalla presenza nelle nostre città di volti e storie che l’insicurezza economica la vivono già tragicamente come povertà e sradicamento, e che hanno dovuto lasciare i loro paesi proprio nella speranza di una vita migliore. Cercherò, cara signora, di spiegarmi con un’immagine. E’ come se ci sentissimo tutti su una nave in balia delle onde, e sapendo che il numero delle scialuppe è limitato, il rischio di affondare ci fa percepire il nostro prossimo come un concorrente, uno che potrebbe salvarsi al nostro posto. La reazione è allora di scacciare dalla nave quelli considerati “di troppo”, e pazienza se sono quasi sempre i più vulnerabili. La logica del capro espiatorio – alimentata anche da un uso irresponsabile di parole e immagini, da un’informazione a volte pronta a fomentare odi e paure – funziona così. Ci si accanisce su chi sta sotto di noi, su chi è più indifeso, senza capire che questa è una logica suicida che potrebbe trasformare noi stessi un giorno in vittime. Vivo con grande preoccupazione questo stato di cose. La storia ci ha insegnato che dalla legittima persecuzione del reato si può facilmente passare, se viene meno la giustizia e la razionalità, alla criminalizzazione del popolo, della condizione esistenziale, dell’idea: ebrei, omosessuali, nomadi, dissidenti politici l’hanno provato sulla loro pelle. Lo ripeto, non si tratta di “giustificare” il crimine, ma di avere il coraggio di riconoscere che chi vive ai margini, senza opportunità, è più incline a commettere reati rispetto a chi invece è integrato. E di non dimenticare quelle forme molto diffuse d’illegalità che non suscitano uguale allarme sociale perché “depenalizzate” nelle coscienze di chi le pratica, frutto di un individualismo insofferente ormai a regole e limiti di sorta. Infine di fare attenzione a tutti gli interessi in gioco: la lotta al crimine, quando scivola nella demagogia e nella semplificazione, in certi territori può trovare sostenitori perfino in esponenti della criminalità organizzata, che distolgono così l’attenzione delle forze dell’ordine e continuano più indisturbati nei loro affari. Vorrei però anche darLe un segno di speranza. Mi creda, sono tante le persone che ogni giorno, nel “sociale”, nella politica, nella amministrazione delle città, si sporcano le mani. Tanti i gruppi e le associazioni che con fatica e determinazione cercano di dimostrare che un’altra sicurezza è possibile. Che dove si costruisce accoglienza, dove le persone si sentono riconosciute, per ciò stesso vogliono assumersi doveri e responsabilità, vogliono partecipare da cittadini alla vita comune. La legalità, che è necessaria, deve fondarsi sulla prossimità e sulla giustizia sociale. Chiedere agli altri di rispettare una legge senza averli messi prima in condizione di diventare cittadini, è prendere in giro gli altri e noi stessi. E il ventilato proposito di istituire un “reato d’immigrazione clandestina” nasce proprio da questo mix di cinismo e ipocrisia: invece di limitare la clandestinità la aumenterà, aumentando di conseguenza sofferenza, tendenza a delinquere, paure. Un’ultima cosa vorrei dirLe, cara signora. Mi auguro che questa foto che La ritrae insieme ai Suoi cari possa scuotere almeno un po’ le nostre coscienze. Servire a guardarci dentro e chiederci se davvero questa è la direzione in cui vogliamo andare. Stimolare quei sentimenti di attenzione, sollecitudine, immedesimazione, che molti italiani, mi creda – anche per essere stati figli e nipoti di migranti – continuano a nutrire. La abbraccio, dovunque Lei sia in questo momento, con Suo marito e le Sue bambine. E mi permetto di dirLe che lo faccio anche a nome dei tanti che credono e s’impegnano per un mondo più giusto e più umano. Luigi Ciotti presidente del Gruppo Abele e di "Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" da l'Unità di venerdì 16 maggio 2008 April 15 MEMORIA IN STAFFETTA 200825 Aprile 2008 per non dimenticare… VENERDI 25 APRILE 2008 Piazza dei Martiri della Liberazione (SASSO MARCONI ) MEMORIA IN STAFFETTA ORE 9.00:
ORE 16.00: ORE 17.00: ORE18.00: -Drunk Butchers (http://www.myspaces.com/drunkbutchers) Stand gastronomico in Piazza
dei Martiri a cura della “Confraternita dei Salami”
ALTRI APPUNTAMENTI: DOMENICA 20 APRILE Visita guidata ai luoghi della LINEA GOTICA - Itinerario di Monte Adone a conclusione di un progetto finalizzato all’individuazione, al recupero e alla realizzazione di percorsi storico-naturalistici nelle aree dei Comuni attraversati della Linea Gotica. Partecipa l’ing. Giancarlo Rivelli (curatore del progetto) Ritrovo: ore 8.45 in Piazza dei Martiri; partenza ore 9 da Brento In collaborazione con il Gruppo di Studi “Progetto 10 Righe” - Infotel: infoSASSO (051-6758409) Esibizione dell’Accademia Corale Reno. A seguire… “7 GIORNI AL GIUDIZIO” spettacolo teatrale di Giulia D’Amico Teatro comunale di Sasso Marconi (Piazza dei Martiri della liberazione, 5) In collaborazione con ANT Sasso Marconi DOMENICA 27 APRILE, h. 10 Ricordando FRANCESCO SAMOGGIA Collocazione di segnaletica storica in memoria di Francesco Samoggia, partigiano caduto per mano dei nazifascisti a “Casa Lipparini”, di Lagune (luglio 1944) Partecipa: Bruno Monti (A.N.P.I. provinciale) Via Lagune (altezza civico 56) Lagune di Sasso Marconi Inoltre Domenica 27 aprile visita guidata all’AULA DELLA MEMORIA di Colle Ameno (h.10-12 e 15-17) Prenotazione obbligatoria c/o “INFOSASSO” (tel. 051-6758409
March 29 Appello al votoComitato Nazionale ANPI Lo scioglimento anticipato del Parlamento conferma il persistere della grave crisi politica in cui da anni versa l’Italia nella quale emergono sempre più rischi per la tenuta del sistema democratico oltre che difficoltà per il suo indispensabile rinnovamento. L’ANPI, di questa crisi ha sempre rilevato e denunciato: caratteri, cause e responsabilità, per la sua soluzione si è battuta e si batte, insieme a tutte le forze democratiche, con generosità e determinazione come è accaduto con la mobilitazione vittoriosa in occasione del Referendum per la salvaguardia della Costituzione. - le elezioni del 13 e 14 aprile 2008 si svolgono con l’applicazione di una legge che, nonostante sia stata da tutti criticata poiché nega agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento e si è rivelata causa di instabilità e ingovernabilità, la destra, che a suo tempo la impose, si è opposta decisamente al suo cambiamento anche dopo le responsabili esortazioni del Presidente della Repubblica; - alle elezioni si presenta non più un centro-destra moderato bensì una formazione politica dichiaratamente di destra che ingloba il partito erede della destra estrema, presenta candidati che si proclamano fascisti ed è alleata con forze che al nord e al sud propugnano propositi di secessione e rottura dell’unità nazionale; - a prendere parte al confronto elettorale per contrastare con efficacia l’astensionismo affinché, con una grande partecipazione al voto, in particolare delle nuove generazioni, esso si confermi come una essenziale conquista democratica; - a sollecitare tutti gli elettori a tener conto che la legge elettorale prevede a favore della coalizione vincente, a livello nazionale e regionale, l’attribuzione del “premio di maggioranza” con il quale la destra mira ad essere prevalente nel prossimo Parlamento; - a riservare il proprio voto a favore di quelle forze politiche per le quali l’Antifascismo e la Resistenza costituiscono un patrimonio irrinunciabile e che in coerenza con i valori, i principi e gli obiettivi della Costituzione, svolgono la loro azione politica ed ispirano i loro programmi: per il rinnovamento politico e sociale del Paese, per un futuro desiderabile per le nuove generazioni ed affinché l’Italia operi per la pace e la cooperazione nel mondo.
March 13 grazie sig. CelsoLa speranza I valori son perduti, è tutto un grande inganno. Ovunque serve aiuti: il mondo sta annaspando.
Distruggere le armi, cancellarle dalla terra. La fame dimenticarmi e dimenticar la guerra.
Aiuto tra i popoli, amore e fratellanza, o tutto andrà a rotoli, si perde la speranza.
Per giovane ed anziano la salute sia un diritto, che l’uomo resti sano e non vecchio relitto.
Il lavoro sia per tutti, il benesser ripartito, ognun raccolga i frutti, il male sia bandito.
Con questa terra in pace dove viver vorrei l’augurio che a me piace per nipoti e figli miei.
Celso Battaglia March 06 donne e costituenteLE MADRI FONDATRICI
Cappella Farnese - Palazzo d’Accursio 12 marzo 2008 ore 16
Nel 1946, come risultato dell’impegno delle donne nella Resistenza, 21 fra loro entrarono alla Costituente. A 60 anni dall’entrata in vigore della Costituzione rievocano il loro contributo in una conferenza a più voci e a più modi Elisa Dorso per la parte narrativa Ilaria Neppi e Francesca Ciampi con letture di documenti “Spartito democratico” con canzoni d’epoca MAUTAUSENQuando l’uomo il senno avea perduto a quel tempo nessun portava aiuto. Terremoto voluto e provocato l’un contro l’altro si trovò scagliato.
Non vi è aiuto né soccorso, qui nessuno avrà rimorso, Il mal su il bene ha trionfato, salvare un uomo qui divien reato
Se cèca diviene l’ubbidienza, a chi comanda ma non ha coscienza, facile dire “a me l’han comandato” in questo modo si assolve ogni reato.
Compassione, pietà, misericordia; qui non esiste nessun se la ricorda. Non chi farà del bene ma del male forse la vita sua potrà salvare.
Quel mostro, quella belva, quella iena, tutte insieme non dipingono la scena. Apocalisse, diluvio, ecatombe, nessun di questo verbo corrisponde.
Inventar bisogna altra parola che nel vocabolario non v’è ancora, Onde poter descrivere lo scenario poiché fuori dall’immaginario.
Via crucis fu chiamata quella cava, l’uomo un dopo l’altro stramazzava. Difficile sarà amare questo mondo là dove l’uomo aveva toccato il fondo
Celso Battaglia
February 04 appello 9 maggio 2008Appello per una MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA MAFIAa trent’anni dall’assassinio di Peppino Impastato
|
Ringraziandolo, pubblichiamo la poesia del sig. Celso Battaglia:
RIFLESSIONI D’ANZIANO
Amata gioventù!
Vita spensierata!
L’anziano guarda e dice:
Per me acqua passata
Se avessi i tuoi venti anni!
Quanto vorrei saltare.
Far ciò che ai tempi miei
non si poteva fare.
La libertà che avete,
noi ve la abbiamo data.
Tenetela ben stretta
che mai vi sia negata.
Fate pure l’amore,
mai fate la guerra.
Solo cosi avrete
La pace su la terra
Svago, baldoria, ballo,
questo è ben normale.
Cercate che sia fatto,
In maniera salutare
Approfittate dunque
della vostra gioventù.
Sappiate divertirvi,
or non c’è più tabù
Tenete ben presente:
ciò che vi è stato dato.
Quando sarà il momento,
deve esser tramandato.
Celso Battaglia
|
|