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gruppo25aprileApril 27 Orazione Ufficiale di Rita Borsellino in occasione della Festa della Liberazione a Sasso MarconiCittadini di Sasso, signora sindaco, autorità e rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni partigiane, d’arma e combattenti, familiari dei caduti, presenti tutti, è per me un grande onore, scrivere questa orazione ufficiale ed essere tra voi con le mie parole e con la presenza di questi giovani Siciliani che ogni giorno lavorano su terreni confiscati alla mafia resistendo e liberando un pezzo della nostra bella Italia. Da sempre per me la ricorrenza della Liberazione è una data particolare, un momento di commozione forte. Ed è prima di ogni altra cosa un’esigenza profonda. L’esigenza di ricordare e rafforzare non solo la memoria di chi oggi non c’è più ed ha sacrificato la vita per la libertà di tutti, ma per ricordare e rafforzare l’identità del Nostro Paese, costruito sui pilastri della democrazia, dell’uguaglianza, della solidarietà. Frutto di coraggio e di sangue. Di lotta e speranza. Permettetemi di dire, frutto di amore. E patrimonio di tutti gli Italiani, non solo di una parte del Paese, come pure qualcuno tende troppo spesso a sottolineare. Lo ha detto qualche giorno fa il presidente Napolitano, con determinazione e chiarezza com’è nella sua indole e nella sua storia. Lo voglio ripetere qui oggi, anch’io. Partecipare alla giornata, ai festeggiamenti del 25 aprile non può essere un “favore”. Gli appelli all’unità rispetto ad una data come il 25 aprile non sono inviti ad una festa, ma un richiamo alla memoria, un richiamo forte a riconoscere non una data, ma l’identità di un Paese. A Sasso quest’identità è diventata dna delle città. Vita conquistata e tramandata che scorre nei nomi di tante strade a cominciare dalla piazza più importante, quella dove sorge il Municipio. E’ stata un’emozione forte per me leggere Piazza dei Martiri della Liberazione. Ed è stata un’emozione scorrere il programma delle iniziative per questo 25 aprile: l’intitolazione di tante vie ai protagonisti delle tante resistente che il nostro Paese ha vissuto e continua a vivere. Leggere i nomi di Falcone, Borsellino, Impastato, Libero Grassi accanto a quello di Anne Frank. O di Maria Adele Procioni Michelini che negli anni 50 fu una guida nella liberazione delle donne e in quel percorso lungo, che in molte parti del mondo continua ancora oggi, per il riconoscimento di diritti fondamentali. O ancora del vostro concittadino Emilio Bassi, il bracciante assassinato nel 1921 da un gruppo di fascisti nella sua casa alla Torre di Jano davanti agli occhi impotenti e terrorizzati della moglie e dei suoi tre figli. Bassi, convinto antifascista, ha pagato con la vita le proprie convinzioni politiche. "Mirabile esempio di coerenza e di profonda fede negli ideali di libertà e giustizia", come lo ha definito il presidente Napolitano quando ne ha insignito la memoria con la medaglia al valor civile. Tanti in questa terra, tra queste colline si
sono sacrificati per la libertà. Come non ricordare che durante gli anni del
regime fascista, sei nativi di Sasso furono condannati dal Tribunale Speciale e
che altri furono confinati per avere partecipato alla lotta in difesa della
repubblica in Spagna. Ma da ricordare è anche il coraggio della popolazione che aiutò i soldati in fuga nascondendoli e donando loro abiti civili. Gente di sinistra e uomini di chiesa. Il parroco Don Gabriele Mario Bonani nascose soldati in fuga e prigionieri alleati subendo per questo perquisizioni e l’arresto. E che dire dei tanti, tanti giovani in prima linea nella lotta per la libertà. Alcuni si aggregarono alle brigate che operavano nella zona. Tra loro c’era Francesco Samoggia. Il 24 agosto i nazisti tedeschi lo catturarono alle Lagune e, dopo un sommario interrogatorio lo impiccarono ad un mandorlo nel cortile della sua abitazione in presenza della popolazione e dei familiari. La sua agonia finì solo quando un tedesco lo uccise con una pugnalata alla schiena. Il suo corpo rimase esposto per 15 giorni. La maggiorparte della popolazione di Sasso
collaborò con i partigiani e non c’è famiglia, oggi, che non abbia una storia
da raccontare e tramandare. Nella resistenza al fascismo ci furono ragazzi,
anziani, donne. “Gran parte della popolazione – scrive Cinzia Venturoli,
cultrice di Storia contemporanea alla Facoltà di Bologna e direttore del Centro
di documentazione storico-politica sullo stragismo - collaborò con i
partigiani. Nutrì, nascose, vestì e curò i clandestini a rischio della propria
vita e le donne furono anche le staffette che tenevano i collegamenti fra le
varie squadre partigiane dislocate nelle basi sulle colline. Fu proprio grazie
a questa collaborazione che i partigiani in armi ebbero la possibilità di
sopravvivere. E’ per questa storia, per questo dna, che da Palermitana, da donna impegnata sul fronte antimafia, da spettatrice di altre stragi e da protagonista di un’altra Resistenza, mi sento vostra concittadina. Mi sento legata da un destino comune a questi luoghi e a quanto qui si continua a fare non solo per conservare e preservare la memoria ma per farla diventare esempio, lavoro, azione. Resistenza è tessuto democratico. Resistenza è cultura. Resistenza è obbligo morale. Una questione di coscienza. Impegno. Vedete, per me parlare oggi non è solo un onore davvero grande ma una grande opportunità e, lo ripeto, una grande emozione. Una grande opportunità perché come ebbi a dire qualche anno fa anche a Marzabotto, ritengo che i luoghi in cui si manifestano orrori di tale portata acquistino un destino speciale, quello di diventare territori, laboratori di pace. Luoghi di tensione morale e di nuova resistenza. E’ così anche in Sicilia. Pensate: ci sono oltre 500 siciliani morti fuori dall’isola, partigiani in regioni lontane per seguire ideali di giustizia e libertà. E poi ci sono i luoghi delle stragi di Capaci e via d’Amelio sono diventati luoghi di memoria nel segno della pace a testimonianza della resistenza antimafia, nata con le rivolte dei contadine e proseguita con quelle dei lavoratori, di tanti cittadini e uomini dello Stato. Ed è un luogo di pace anche Portella delle Ginestre, altro angolo di resistenza. E ancora Comiso dove grazie ad un’altra resistenza, l’ex base missilistica è oggi un aeroporto civile intitolato a Pio La Torre. Negli anni passati c’era chi voleva abolire la festa della Liberazione, tacciandola come festa di parte. E chi, ministro della Repubblica, diceva senza troppo imbarazzo che “con la mafia bisogna convivere”. Senza una resistenza quotidiana, e senza una coscienza democratica forte, queste spinte avrebbero potuto finire per prevalere. Così non è stato grazie alla Memoria e alla capacità di tanti italiani, e di tanti partigiani che hanno saputo tramandare e fare tesoro dei valori fondanti della nostra democrazia. Che hanno saputo per dirla con in professore Giovanni Maria Flick far sì che “Il ricordo diventasse radice e identità, e potesse così trasmettersi tra generazioni”. Perché “coniugare Memoria e Giustizia è soprattutto un bisogno dell’uomo, ma è anche un modo, il modo, per comprendere la lezione della Resistenza e della Liberazione”. Ricordare e onorare le nostre radici, fare memoria delle Resistenze del nostro Paese - da Marzabotto alle Fosse Ardeatine, al sacrificio di uomini come Salvo d’Acquisto, ai tanti morti per mano mafiosa – è fondamentale in un secolo come il nostro che vede riaffiorare intolleranza, antisemitismo, fanatismo religioso, violenza, criminalità organizzata. Mancanza di etica anche nelle cose più basilari, come la costruzione di una scuola o di una casa così come è accaduto in Abbruzzo. Onorare
le nostre radici, dicevo. Radici importanti non solo per il bene del nostro
Paese ma per tutti i Paesi ancora in guerra e nei quali l’Italia ha un ruolo di
pace e per una più vera e profonda unità
europea. E sono radici che vanno sempre nutrite, che hanno bisogno di
terreno innaffiato e concimato e di giardinieri attenti. Perché il pericolo più
grande è dare per scontato che i valori della democrazia siano ormai un
patrimonio consolidato, inattaccabile. Così non è ed è compito dei nuovi adulti
tramandare la memoria e far sì che l’identità costruita dai nostri padri, resti
quella dei nostri figli. Buona resistenza a tutti. Rita Borsellino April 18 25aprile200925 Aprile 2009 per non dimenticare…
SABATO 25 APRILE Piazza dei Martiri della Liberazione, Sasso Marconi (BO) 14:45 LA MEMORIA DEI NOMI Cerimonia di intitolazione dei luoghi pubblici dedicati a: Don Giuseppe Dossetti, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Libero
Grassi, Peppino e Felicia Impastato, Emilio Bassi, Maria Adele Crocioni Michelini, Ferruccio Caselli, Anne Frank, Joyce Lussu, Iqbal Masih e alle Vittime del Nazismo 15:30 l Sindaco Marilena Fabbri e i partigiani dell’ANPI danno il via alla STAFFETTA DI
LETTURA. Intermezzi canori con il coro “AcCanto al Sasso”
16:30 Arrivo in Piazza dei Martiri delle STAFFETTE PODISTICHE e CICLISTICHE dai luoghi degli eccidi. Il testimone passa al Vice Sindaco Luciano Russo e all’oratore ufficiale per il discorso conclusivo. Sarà presente una delegazione della Coop Sociale “Placido Rizzotto-Libera Terra” di S. Giuseppe Jato-Palermo, nell’ambito di uno scambio di esperienze che il 1 maggio porterà a Palermo una delegazione di giovani di Sasso Marconi.
17:30 Partenza del corteo verso il Giardino dei Caduti e deposizione di una corona in memoria dei nostri caduti
18:30 STAFFETTA MUSICALE con i gruppi Caulie e Tilibilke Ruticar Orkestar
Stand gastronomico in Piazza dei Martiri a cura della “Confraternita dei Salami” In caso di maltempo le staffette podistica e ciclistica si correranno ugualmente, il resto della manifestazione verrà ospitata all’interno del Teatro Comunale di Sasso Marconi (Piazza dei Martiri della Liberazione 5) January 20 giornata della memoria 2009 27 Gennaio
Sasso Marconi nel Giorno della Memoria
Sasso Marconi celebra la giornata che ricorda lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati nei campi di concentramento con una proiezione e con letture sui temi dell’Olocausto e della deportazione dei bambini nei lager
Tutte le info nel volantino allegato December 20 assaggia un'Italia senza mafieassaggia un'Italia senza mafie
pranzo di finanziamento per la cooperativa Terre di Puglia - Libera Terra Il progetto di Libera Terra in Puglia, attraverso la cooperativa sociale Terre di Puglia - Libera Terra, riutilizza alcuni ettari di terra e vigneti confiscati ai boss della Sacra Corona Unita in provincia di Brindisi. Un’esperienza eccezionale quella di Libera Terra, un segno concreto di liberazione del territorio dall’influenza delle mafie, un’opportunità di riscatto e di responsabilizzazione per un’intera comunità che vede in quelle terre gestite da giovani la possibilità di un cambiamento che si fa concreto nel segno della legalità e della democrazia. (Dal sito http://liberaterrapuglia.wordpress.com)
11 GENNAIO 2009 ore 12.30 Sede del PD di Sasso Marconi - Via dello Sport 1/E
menù: bis di primi: farfalle con crema di ricotta ed erbette gramigna alla buongustaia (salsiccia, funghi e patate) polpettone arrostito con verdure e speck contorno con verdure di stagione dolce e caffè
18 € (bambini 12€)
prenotare entro il 6 gennaio 2009 ai numeri 3335950028 oppure 3487028134 October 24 ANPIL'A.N.P.I.
NAZIONALE: a 70 anni dalla loro
promulgazione, tornano le leggi razziali
L’ANPI è schierata con tutte le forze sociali che in questi
giorni si stanno mobilitando pacificamente per una scuola libera e giusta,
conforme ai principi costituzionali. La mozione approvata dalla maggioranza che
istituisce classi separate, per i bambini immigrati e per quelli italiani, ben
lontana dall’avviare un processo di integrazione nel nostro Paese, di fatto
legalizza la discriminazione. A 70 anni dalla promulgazione delle leggi
razziali, è inconcepibile e lesivo dei diritti civili faticosamente conquistati
ripercorrere una storia sciagurata e sotterrata dalla
democrazia.
Roma, 22 ottobre 2008 October 21 da u cuntu di oggi appena letto, ci viene subito voglia di girarlo a quanti, anche se pochi, possano toccare questi lidi. da www.ucuntu.org , che ringraziamo per tutto quello che fa... Saviani di tutti giorni: Roberto è uno di loro lunedì 20 ottobre 2008 di Riccardo Orioles Anche oggi Marco ha preso il motorino, è uscito di casa e se n’è andato in cerca di notizie. Ha lavorato tutto il giorno e poi le ha mandate in internet a quelli che conosce. Fa anche un giornaletto (Catania Possibile) di cui finalmente anche i lettori hanno potuto vedere un numero (il primo solo i poliziotti incaricati di sequestrarlo in edicola) con relative inchieste. Non ci guadagna una lira e fa questo tipo di cose da una decina d’anni. Ha perso, per farle, la collaborazione all’Ansa, la possibilità di uno stipendio qualunque e persino di una paga precaria come scaricatore: anche qui, difatti, l’hanno licenziato in quanto "giornalista pacifista". Marco non ha paura (nè della fame sicura nè dei blockeder eventuali) ed è contento di quel che fa. Anche oggi Max è contento perché è riuscito a mandare in giro un altro numero della Periferica, il giornaletto che ha fondato con alcuni altri amici del quartiere. Il quartiere è Librino, il più disperato della Sicilia. Se ne parla in cronaca nera e nei pensosi dibattiti sulla miseria. Loro sono riusciti a mettere su una redazione, a organizzare non solo il giornale ma anche un buon doposcuola e dei gruppi locali. Non ci guadagnano niente e i mafiosi del quartiere hanno già fatto assalire una volta una sede. Max non ha paura, almeno non ufficialmente, ed è contento di quel che fa. Anche oggi Pino ha finito di mandare in onda il telegiornale. Lo prendono a qualche chilometro di distanza (la zona dello Jato, attorno a Partinico) e contiene tutti i nomi dei mafiosi, e amici dei mafiosi, del suo paese. Non ci guadagna niente (a parte la macchina bruciata o un carico di bastonate) ma lui continua lo stesso, ed è contento di quel che fa. Anche oggi Luca ha chiuso la porta della redazione, al vicolo Sanità. Il suo giornale, Napoli Monitor, esce da un po’ più di due anni e dice le cose che i giornalisti grossi non hanno voglia di dire. E’ da quando è ragazzo (ha iniziato presto) che fa un lavoro così. Non ci guadagna nulla, manco il caso di dirlo, e non è un momento facile da attraversare. Ma lui continua lo stesso, ed è contento di quel che fa. Ho messo i primi che mi sono venuti in mente, così per far scena. Ma, e Antonella di Censurati.it? Sta passando guai seri, a Pescara, per quell’inchiesta sui padri-padroni. E Fabio, a Catania? Fa il cameriere, per vivere, ed è giornalista (serio) da circa quindici anni. E ti sei dimenticato di Antonio, a Bologna? Vent’anni sono passati, da quando gli puntarono la pistola in faccia per via di quell’inchiesta sui clan Vassallo e gli affitti delle scuole. Eppure non ha cambiato idea. E Graziella? E Carlo Ruta, a Ragusa? E Nadia? E... Vabbè, lasciamo andare. Mi sembra che un’idea ve la siate fatta. C’è tutta una serie, in Italia, di piccoli giornali e siti, coi loro - seri e professionali - redattori. Ogni tanto ne fanno fuori qualcuno, o lo minacciano platealmente; e allora se ne parla un po’. Tutti gli altri giorni fanno il loro lavoro così, serenamente e soli, senza che a nessuno importi affatto - fra giornalisti "alti" e politici - se sono vivi o no. Eppure, almeno nel settore dell’antimafia, il novanta per cento delle notizie reali viene da loro. Saviano è uno di loro. Quasi tutti i capitoli di Gomorra sono usciti prima su un sito (un buon sito, Nazione Indiana) e nessuno, salvo chi di mafia s’interessava davvero, se l’è cagati. Poi è successa una cosa ottima, cioè che l’industria culturale, il mercato, ci ha messo (o ha creduto di metterci) le mani sopra. Ne è derivato qualche privilegio, ma pagato carissimo, per lui. Ma ne è derivato soprattutto che - poiché l’industria culturale è stupida: vorrebbe creare personaggi mediatici, da digerire, e finisce per mettere in circolo contenuti "sovversivi" - un sacco di gente ha potuto farsi delle idee chiarissime sulla vera realtà della camorra, che è un’imprenditoria un po’ più armata delle altre ma rispettatissima e tollerata e, in quanto anche armata, vincente. * * * Ci sono tre cose precisissime che, in quanto antimafiosi militanti, dobbiamo a Saviano. Una, quella che abbiamo accennato sopra: la camorra non è la degenerazione di qualcosa ma la cosa in sè, il "sistema". Due, che il lato vulnerabile del sistema è la ribellione anche individuale, etica. Tre, che lo strumento giornalistico per combattere questo sistema non è solo la notizia classica, ma anche la sua narrazione "alta", "culturale"; non solo "giornalismo" ma anche, e contemporaneamente, "letteratura". (Quante virgolette bisogna usare in questa fase fondante, primordiale: fra una decina d’anni non occorreranno più). Dove "letteratura" non è l’abbellimento laterale e tutto sommato folklorico, alla Sciascia, ma il nucleo della stessa notizia che si fa militanza. Nessuna di queste cose è stata inventata da Saviano. Il concetto di "sistema", anziché di semplice (folkoristica) "camorra" è stato espresso contemporaneamente, e credo sempre su Nazione Indiana, da Sergio Nazzaro (non meno bravo di Saviano: e vive vendendo elettrodomestici); e forse prima ancora, sempre a Napoli, da Cirelli. L’aspetto fortemente etico-personale della lotta non alla "mafia" ma al complessivo sistema mafioso è egemone già nelle lotte degli studenti (siciliani ma non solo) dei tardi anni Ottanta. La simbiosi fra giornalismo e "letteratura", che è forse l’aspetto più "scandaloso" (e che più scandalizza; e non solo a destra) di Saviano è già forte e completa in Giuseppe Fava, e nella sua scuola. Le "scoperte" di Saviano sono dunque in realtà scoperte non di un singolo essere umano ma di una intera generazione, sedimentate a poco a poco, nell’estraneità e indifferenza dell’industria culturale, in tutta una filiera di giovani cervelli e cuori. Alla fine, maturando i tempi, è venuto uno che ha saputo (ed ha osato) sintetizzarle; e che ha avuto la "fortuna" di incontrare, esattamente nel momento-chiave, anche l’industria culturale. Che tuttavia non l’ha, nelle grandi linee, strumentalizzato ed è stata anzi (grazie allo spessore culturale di Saviano, ma soprattutto dell’humus da cui vien fuori) in un certo qual senso strumentalizzata essa stessa. * * * Questa è la nostra solidarietà con Saviano. Non siamo degli Umberto Eco o dei Veltroni, benevoli ma sostanzialmente estranei, che raccolgano firme e promuovano (in buona fede) questa o quella iniziativa. Siamo degli intellettuali organici, dei militanti ("siamo" qui ha un senso profondissimo, di collettivo) che hanno un lavoro da compiere, ed è lo stesso lavoro cui sta accudendo lui. Anche noi abbiamo avuto paura, spesso ne abbiamo, e sappiamo che in essa nessuno essere umano può attendersi altro conforto che da se stesso. Roberto, che è giovane, vedrà certo la fine di di questo orrendo "sistema" e avrà l’orgoglio di avervi contribuito: non - poveramente - da solo ma volando alto e insieme, con le più forti anime di tutta una generazione. October 18 Memory On AirMemory On Air, il nuovo
programma nato dalla collaborazione tra Radio Città Fujiko e la Fondazione Scuola di Pace di Monte
Sole. Un viaggio nei luoghi e nelle memorie.
Buon ascolto Riccardo Tagliati |
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